14/05/2026

Dal rischio geopolitico alla resilienza economica: perché gli UAE restano un hub strategico globale

Intervista a Gesu Antonio Baez – Managing Director and Partner (Geopolitical Risk and Intelligence) – Pax Tecum Global Consultancy

In un contesto internazionale sempre più complesso, comprendere il rischio geopolitico è diventato essenziale per imprese e investitori. La nostra Marketing Manager Evelina Farinacci ha intervistato Gesu Antonio Baez, esperto di geopolitical risk e strategic advisory, per approfondire come stanno evolvendo gli equilibri nel Golfo, il ruolo strategico degli Emirati Arabi Uniti e l’importanza di integrare analisi geopolitica, resilienza e business continuity nelle strategie di espansione internazionale.


Il Golfo sotto pressione: come cambia la percezione degli investitori

1. Alla luce delle recenti tensioni regionali e dell’evoluzione dei rapporti tra Stati Uniti, Iran e Paesi del Golfo, come stanno cambiando le percezioni internazionali del Medio Oriente come destinazione per investimenti?

La realtà è che la percezione internazionale del Medio Oriente è senza dubbio cambiata. Molti dei nostri clienti presso Pax Tecum Global Consultancy, che fino a poco tempo fa guardavano con grande interesse all’espansione nella regione, oggi stanno adottando un approccio molto più prudente e strategico. Prima dell’attuale conflitto, era diffusa la convinzione che il Golfo fosse in larga misura isolato dalle dinamiche di instabilità regionale. Gli ultimi sviluppi hanno inevitabilmente messo in discussione questa percezione.

Allo stesso tempo, ricordiamo ai nostri clienti che oggi nessuna area del mondo può considerarsi completamente immune dal rischio geopolitico. Che si tratti dell’Europa, degli Stati Uniti o del Medio Oriente, il contesto globale presenta vulnerabilità molteplici: dai rischi fisici agli attacchi cyber, dalle interruzioni delle supply chain fino alla volatilità economica e finanziaria. È proprio per questo che l’analisi geopolitica e la valutazione strategica del rischio stanno diventando strumenti essenziali per imprese e investitori.

Sebbene il Medio Oriente venga oggi osservato con una maggiore attenzione ai rischi, l’interesse verso la regione non è affatto scomparso. Al contrario, molti investitori continuano a riconoscere opportunità significative di crescita ed espansione, soprattutto nei Paesi del Golfo. Ciò che è cambiato è il tipo di domanda che gli investitori si pongono. Non si tratta più semplicemente di capire “come entrare nel mercato mediorientale”, bensì di comprendere “come farlo in modo strategico, sostenibile e resiliente nel contesto attuale”.

Continuiamo a registrare un forte interesse verso il Golfo. L’Oman, ad esempio, sta emergendo sempre più come un’area di grande valore strategico, mentre l’Arabia Saudita continua ad attrarre importanti flussi di investimento non solo in ambito infrastrutturale e commerciale, ma anche nel settore ESG e nei processi di trasformazione economica del Paese. Il mercato resta quindi estremamente dinamico. Gli investitori stanno semplicemente richiedendo maggiore chiarezza, pianificazione strategica e visione di lungo termine prima di impegnare capitali.


2. Negli ultimi giorni gli EAU hanno dato segnali di continuità economica e operativa nonostante il contesto regionale. Quanto conta oggi, per un investitore straniero, la capacità di un Paese di garantire stabilità, rapidità decisionale e resilienza infrastrutturale?

Oggi è assolutamente fondamentale. In un periodo caratterizzato da forte incertezza geopolitica, gli investitori non valutano soltanto l’esistenza di eventuali tensioni o crisi, ma soprattutto la capacità di governi, istituzioni e imprese di reagire e gestire tali situazioni. La continuità operativa, la stabilità istituzionale e la rapidità decisionale sono diventate componenti centrali nella valutazione della fiducia a lungo termine verso un mercato.

Ciò che è emerso con particolare evidenza nel Golfo – e soprattutto negli Emirati Arabi Uniti – non è tanto l’assenza di pressioni regionali, quanto la capacità di affrontarle con resilienza, disciplina strategica e continuità economica. Nonostante il contesto attuale, non abbiamo assistito a un esodo significativo di investimenti o attività economiche. Anzi, la continuità stessa del business e dell’interesse internazionale rappresenta una testimonianza concreta della fiducia che molti investitori continuano a riporre nelle capacità istituzionali e infrastrutturali degli Emirati.

Naturalmente gli investitori internazionali stanno monitorando attentamente l’evoluzione della situazione regionale. Tuttavia, la risposta sia delle autorità governative sia del settore privato negli EAU ha dimostrato una forte volontà di garantire stabilità, continuità e fiducia economica nel lungo periodo. È una dinamica che osserviamo molto chiaramente anche tra i nostri clienti, molti dei quali continuano a considerare gli Emirati Arabi Uniti uno degli ambienti più strategici, resilienti e competitivi per fare impresa nella regione.


Geopolitica e strategia aziendale: un’integrazione necessaria

3. Ritiene che l’attuale scenario stia accelerando un cambio di approccio da parte delle aziende internazionali, che oggi devono integrare analisi geopolitica, supply chain risk e business continuity già nelle prime fasi di ingresso in un mercato?

Assolutamente sì. In molti modi, ciò a cui stiamo assistendo oggi è la progressiva istituzionalizzazione dell’analisi geopolitica all’interno della strategia aziendale. Presso Pax Tecum Global Consultancy sosteniamo da tempo che la valutazione del rischio geopolitico, l’analisi delle supply chain e la business continuity non debbano essere considerate elementi secondari, bensì componenti fondamentali di qualsiasi strategia di espansione.

La realtà della globalizzazione è che economie, mercati e catene di approvvigionamento sono diventati profondamente interconnessi. Anche in uno scenario internazionale sempre più frammentato a livello regionale, le imprese continuano a essere esposte a dinamiche globali. Un conflitto in una determinata area può avere ripercussioni immediate sui prezzi energetici, sulla logistica, sui mercati finanziari, sulla cybersecurity e sulla continuità operativa in diverse parti del mondo.

Per questo motivo, comprendere l’esposizione geopolitica di un’impresa non è più una scelta opzionale, ma una necessità strategica di lungo periodo. La vera differenza oggi è che le aziende stanno iniziando a riconoscere questa realtà in maniera molto più concreta. Sempre più imprese comprendono che l’analisi geopolitica deve essere integrata già nelle prime fasi di ingresso in un mercato e nei processi decisionali legati agli investimenti, anziché essere trattata come uno strumento reattivo da utilizzare soltanto durante una crisi.

Noi abbiamo implementato questo approccio con i nostri clienti ben prima dell’attuale conflitto, e molti di loro sono diventati oggi tra i più forti sostenitori dell’importanza della pianificazione strategica e dell’anticipazione del rischio. Così come l’intelligenza artificiale, la tecnologia, la finanza e il marketing sono diventati elementi imprescindibili per le aziende moderne, anche l’analisi geopolitica sta rapidamente assumendo un ruolo centrale. Personalmente, non mi sorprenderebbe affatto vedere nei prossimi dieci anni la nascita di figure come un “Chief Geopolitical Officer” all’interno delle grandi multinazionali. Questo dimostra quanto il settore stia diventando strategico.


4. Gli Emirati Arabi Uniti stanno rafforzando sempre più il loro posizionamento come hub globale tra Europa, Asia e Africa. In che modo questo ruolo strategico può evolvere proprio in una fase di frammentazione geopolitica internazionale?

I periodi di frammentazione geopolitica tendono ad aumentare il valore strategico dei Paesi capaci di posizionarsi come hub stabili, globalmente connessi e altamente adattabili. In questo senso, gli Emirati Arabi Uniti occupano una posizione unica. La loro collocazione geografica, la qualità delle infrastrutture, la flessibilità istituzionale e la capacità di facilitare relazioni commerciali tra Europa, Asia e Africa continuano a renderli uno dei principali crocevia economici a livello globale.

Ciò che trovo particolarmente interessante è che l’attuale contesto geopolitico potrebbe accelerare l’evoluzione degli Emirati oltre il tradizionale ruolo logistico e commerciale. Il Paese ha oggi l’opportunità di affermarsi non soltanto come centro globale per il business e gli investimenti, ma anche come punto di riferimento internazionale nella gestione del rischio geopolitico, nella business continuity e nell’integrazione strategica dell’analisi geopolitica all’interno del settore privato.

Le tensioni regionali hanno costretto governi e imprese presenti negli Emirati a rafforzare rapidamente le proprie capacità in termini di resilienza operativa, pianificazione strategica e adattamento. Questa esperienza potrebbe trasformarsi in un vantaggio competitivo molto importante. Gli Emirati Arabi Uniti hanno il potenziale per diventare uno dei primi Paesi al mondo a integrare organicamente l’analisi geopolitica nel proprio ecosistema economico e imprenditoriale in modo strutturato, pragmatico e rilevante a livello internazionale. In un mondo sempre più frammentato, le imprese cercano ambienti capaci di offrire non solo opportunità, ma anche prevedibilità, adattabilità e fiducia strategica. Gli Emirati si stanno posizionando con grande forza proprio in questa direzione.


Come leggere il Golfo: volatilità o opportunità strutturale?

5. Qual è oggi l’errore più comune che un investitore straniero rischia di commettere quando osserva la regione del Golfo? E quali indicatori dovrebbe invece monitorare per distinguere volatilità di breve periodo da trend strutturali di lungo termine?

L’errore più comune che molti investitori continuano a commettere è quello di considerare il Medio Oriente come una regione intrinsecamente instabile e quindi inadatta a una crescita sostenibile di lungo periodo. È una percezione che esisteva ben prima dell’attuale conflitto e che spesso semplifica eccessivamente una regione estremamente complessa, dinamica e diversificata.

La realtà è che nessuna regione del mondo è perfettamente stabile. Ogni mercato presenta rischi geopolitici, economici e strutturali. La vera differenza risiede nella capacità di governi, istituzioni e imprese di gestire tali rischi e adattarsi ai cambiamenti. In molti casi, il Medio Oriente ha dimostrato una notevole capacità di continuare a generare crescita, innovazione e investimenti anche in periodi di forte incertezza regionale.

È particolarmente interessante osservare come continuino a emergere attività imprenditoriali e nuove opportunità di business anche in contesti che molti osservatori esterni considererebbero eccessivamente volatili. Il Libano, ad esempio, continua a produrre iniziative imprenditoriali e dinamismo economico nonostante le importanti pressioni interne e regionali. Questa resilienza non dovrebbe essere sottovalutata.

Per gli investitori, la vera sfida consiste nel distinguere la volatilità di breve termine da un deterioramento strutturale di lungo periodo. Per farlo, è fondamentale monitorare indicatori quali la stabilità istituzionale, la disciplina fiscale, le pressioni inflazionistiche, il livello di fiducia della popolazione, la coerenza normativa, la resilienza infrastrutturale e il rapporto tra governo e settore privato.

Nel caso degli Emirati Arabi Uniti (e di Dubai in particolare) molti di questi indicatori rimangono estremamente solidi. La risposta del governo alle tensioni regionali è stata misurata e strategica, la fiducia del settore privato è rimasta elevata e il livello di credibilità internazionale del Paese continua a essere molto forte. La continuità dell’attività economica, la fiducia degli investitori e il sostegno delle istituzioni finanziarie internazionali confermano che gli Emirati restano uno degli ambienti più attrattivi per investimenti ed espansione nel lungo periodo, nonostante le attuali sfide geopolitiche.



Bio: Gesu Antonio Baez è Managing Director e Partner di Pax Tecum Global Consultancy, boutique consultancy con sede a Londra specializzata in analisi geopolitica, valutazione del rischio strategico, strategic advisory e impact evaluation. La società supporta governi, fondi di private equity e venture capital, oltre ad attori del settore privato, nell’interpretazione dei principali scenari geopolitici e nella definizione di strategie sostenibili e di lungo periodo in contesti internazionali complessi. Con oltre 15 anni di esperienza tra geopolitica, mediazione diplomatica, affari umanitari e sviluppo internazionale, ha costruito il proprio percorso professionale lavorando inizialmente nel settore umanitario e della cooperazione internazionale, per poi specializzarsi nella consulenza strategica e nel geopolitical risk advisory. Italo-americano, nato a New York City, vive e lavora tra Londra e Milano.

Website: www.paxtecumglobal.org