13/12/2024

Intervista a Giacomo Iobizzi: un ponte tra Italia e Thailandia per il commercio e l’innovazione

Intervista a Giacomo Iobizzi, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana a Bangkok

Giacomo Iobizzi, Segretario Generale della Camera di Commercio Italiana a Bangkok, è una figura chiave nel rafforzamento delle relazioni commerciali tra Italia e Thailandia. Da anni la Thai – Italian Chamber of Commerce collabora con Kelmer Group per facilitare l’ingresso delle aziende italiane nel mercato asiatico.

In questa intervista, Giacomo ci offre preziosi spunti sui trend che definiscono i rapporti commerciali tra Italia e Thailandia, le sfide che le imprese italiane devono affrontare e le opportunità offerte dal mercato thailandese. Tra i temi trattati, emerge l’interesse crescente per fornitori alternativi alla Cina, la competitività dell’Italia nel settore dei servizi, in particolare nell’energia, e le dinamiche di mercato nei settori immobiliare e vinicolo.

Giacomo, quali opportunità di crescita vedi per le aziende italiane in Thailandia?

Le prospettive sono molto promettenti, soprattutto in un contesto economico globale in rapida evoluzione. Le aziende italiane stanno cercando sempre più fornitori alternativi alla Cina, e la Thailandia sta emergendo come una destinazione strategica. Questo fenomeno, se da un lato è frutto di sfide internazionali, dall’altro rappresenta una grande opportunità per rafforzare i legami bilaterali.

Il mercato thailandese è competitivo, soprattutto nel settore dei servizi. Il fenomeno del ‘China plus one’ sta lentamente dando risultati positivi, con diverse aziende italiane che stanno esplorando la Thailandia come alternativa strategica per il sourcing e la produzione, portando a nuove opportunità di investimento e sviluppo nel mercato locale. Molti i settori in cui l’Italia sta rispondendo positivamente, tra cui quello della moda, con l’arrivo di aziende italiane alla ricerca di seta per i propri prodotti, e l’agroalimentare.

Nel settore del vino, i consumi sono in aumento, complice la riduzione delle imposte sui vini da giugno di quest’anno. Sebbene il segmento entry-level fatichi a competere, i vini italiani di fascia medio-alta, spesso DOC, DOCG o GT, sono molto apprezzati.

Nel campo dell’arredamento, il design italiano continua a suscitare interesse, mentre nel settore del lusso, collaborazioni come quella tra Fiasconaro e Dolce & Gabbana per la produzione di panettoni confermano che il consumatore thailandese di alta fascia è disposto a pagare per prodotti di qualità.

Inoltre, il mercato delle tecnologie e delle infrastrutture sta vivendo un periodo di forte espansione. Un esempio significativo è l’accordo firmato da un’azienda italiana con il Ministero dei Trasporti thailandese per stabilire un benchmark di qualità nelle costruzioni. Questo segna un’importante opportunità per le tecnologie italiane in un settore in crescita.

Sul fronte turistico, l’introduzione di voli diretti da Milano e Roma, operati rispettivamente da Thai Airways e ITA Airways, e la possibilità di portare la Formula 1 a Bangkok, potrebbero incrementare gli scambi commerciali e turistici tra i due Paesi.

Infine, l’accordo di libero scambio (FTA) che il governo thailandese sta cercando di siglare con l’Unione Europea entro il prossimo anno potrebbe aprire nuove importanti opportunità per le aziende italiane.

Quali sono le principali difficoltà che le aziende italiane devono affrontare nel mercato thailandese?

Le difficoltà più rilevanti riguardano le complesse procedure burocratiche e i costi elevati per l’importazione. Oltre a questo, c’è una forte necessità di adattarsi alla cultura locale, non solo in termini di comunicazione, ma anche nel modo di interpretare e trasmettere l’italianità dei prodotti, un aspetto fondamentale per creare un valore autentico sul mercato.

Qual è il tuo augurio per il futuro delle relazioni tra Italia e Thailandia?

Spero che i rapporti commerciali continuino a consolidarsi. Se si riuscisse a semplificare il rilascio dei visti e a ridurre le barriere tariffarie in settori strategici come l’alimentare, potremmo assistere a un incremento significativo degli scambi. L’Italia ha molto da offrire, e sono convinto che le opportunità da esplorare siano numerose.